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Il giudice deve ascoltare il minore infradodicenne, se capace di discernimento

In tema di separazione personale tra coniugi, ove si assumano provvedimenti in ordine alla convivenza dei figli con uno dei genitori, l’audizione del minore infradodicenne, capace di discernimento, costituisce adempimento previsto a pena di nullità, in relazione al quale incombe sul giudice un obbligo di specifica e circostanziata motivazione – tanto più necessaria quanto più l’età del minore si approssima a quella dei dodici anni, oltre la quale subentra l’obbligo legale dell’ascolto – non solo se ritenga il minore infradodicenne incapace di discernimento ovvero l’esame manifestamente superfluo o in contrasto con l’interesse del minore, ma anche qualora il giudice opti, in luogo dell’ascolto diretto, per un ascolto effettuato nel corso di indagini peritali o demandato ad un esperto al di fuori di detto incarico, atteso che l’ascolto diretto del giudice dà spazio alla partecipazione attiva del minore al procedimento che lo riguarda.

E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con sentenza n. 25653 in data 13.11.2020.

Nella vicenda esaminata dalla Corte, due coniugi avevano adito il Tribunale di Macerata per conseguire la modifica delle condizioni contenute nella sentenza di separazione ex art. 710 c.p.c.; all’esito del giudizio, il Tribunale, con decreto confermato poi dalla Corte d’appello di Ancona, aveva affidato la figlia minore della coppia ai Servizi sociali e disciplinato il diritto di visita paterno.

Avverso il decreto della Corte anconetana, aveva proposto ricorso per Cassazione il padre lamentando la violazione dell’art. 337 ter c.p.c. in ordine alle modalità di assunzione dell’audizione della figlia minore della coppia da parte del giudice di prime cure, avvenuta senza l’ausilio di un soggetto specializzato e con modalità che – a suo dire – avevano inficiato l’autenticità e la genuinità delle dichiarazioni, nonostante fosse stato acclarato già nel corso del giudizio di separazione che la minore veniva condizionata dalla madre.

La Suprema Corte ha richiamato il pacifico orientamento giurisprudenziale secondo il quale l’audizione del minore infradodicenne capace di discernimento costituisce adempimento previsto a pena di nullità e costituisce uno strumento per dare spazio alla partecipazione attiva del minore nei procedimenti che lo riguardano, a differenza della consulenza tecnica, che costituisce un mezzo di indagine che prende in considerazione una serie di fattori quali, in primo luogo, la personalità, la capacità di accudimento e di educazione dei genitori, la relazione in essere con il figlio.

Inoltre, la Corte di Cassazione, dopo aver sottolineato come la censura sollevata fosse in realtà rivolta alla decisione di primo grado, non già a quella di appello oggetto di ricorso, ha evidenziato come l’ascolto della minore fosse poi seguito dall’espletamento di consulenza tecnica attraverso la quale era stata raccolta l’apporto professionale dell’esperto nella disamina delle conflittuali relazioni familiari in esame, di cui la Corte d’appello ha dato conto.

Alla luce di ciò, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso del padre.

Cassazione Civile, 13.11.2020, n. 25653

Cassazione Civile, 13.11.2020, n. 25653